SIMON RUBATSCHER

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...Noi siamo dei guerriglieri. Non siamo né architetti, né geometri o muratori. Come facciamo se nessuno è dotato delle capacità per codesto lavoro?” Il caposquadra rispose con voce un po’ insicura: „carissimi, bisogna rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Si riesce a fare tutto se si vuole. Prendete esempio da chi non aveva niente e non sapeva niente e tutt’ad un tratto è diventato qualcuno, grazie a suoi posseduti e al suo sapere. Tutto è facile fare se si ha la giusta inquadratura e niente risulta impossibile davanti alla competenza innata.” Il caposquadra sapeva motivare la sua squadra, aveva frequentato un’università di prestigio londinese, ma non era preparato per la situazione che si avvicinava e rispecchiava un aspetto esitante e incerto per quanto riguardava il lavoro da svolgere, aveva capito ben presto che non era più di grossa importanza il lavoro di una sede di commando, bensì il lavoro di un gruppo di lavoratori dei fatti, come i muratori appunto. Michele radunò il gruppo per fumarsi una sigaretta, in tranquillità durante una pausa pomeridiana. Faceva molto caldo e tutti erano distrutti dalla stanchezza, indeboliti e spossati per via delle condizioni meteorologiche che non erano delle migliori. Salvador metteva in dubbio l’agire del caposquadra per una ben precisa causa: la guerra non era ancora finita, loro devono capire che il comando è nostro e affinché non sono disposti a mettersi in ginocchio davanti a noi, dovranno subire devastazioni e danni, in caso di respinte il peggio. Michele invece, il quale da bambino aveva subito un trauma a causa di un brutto incidente successo in famiglia, era già più edotto su questioni di perdita e così aveva più sensualità per i problemi sociali creati da conflitti di guerra oppure anche soltanto causati da disgrazie. Fece dunque una piccola motivazione al gruppo: “sentite, amici e amanti della mia attività...

"Die Baristin kocht Suppe"
libro di poesie e racconti
2016

pag. 120